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mercoledì 12 aprile 2017

Le monete alternative nel modello dell’amministrazione condivisa

Le monete alternative nel modello dell’amministrazione condivisa

- 31 gennaio 2017
Le istanze di partecipazione civica, di inclusione sociale e di sviluppo sostenibile, espresse dai cittadini che si attivano per il benessere della comunità, sono al centro, costituendone la linfa vitale, della “rivoluzione carsica” che caratterizza la nascita, sempre più frequente e diffusa, dei cosiddetti circuiti monetari alternativi. Si tratta di sistemi fondati su strumenti di pagamento complementari — che si aggiungono, integrandola, alla valuta ufficiale — concepiti per l’acquisto di beni e servizi all’interno di ambiti geografici generalmente circoscritti. In queste esperienze (nel mondo se ne contano più di cinquemila esempi), spesso limitate quanto a dimensione territoriale di riferimento, la moneta è concepita come un fatto sociale di cui il cittadino si riappropria, in un’ottica di reciprocità, per il perseguimento e la cura del bene comune, ovvero dell’interesse generale, che supera il mero “vantaggio” ottenuto dallo scambio di mercato. La novità e la differenza di cui si compone il concetto di “alternativa” dalle stesse proposto, pertanto, non sta solo nella distinzione rispetto alla moneta emessa dalla Banca centrale, avente corso legale — e dunque efficacia liberatoria, secondo l’articolo 1277 del codice civile — ma anche e soprattutto nelle finalità e nei principi che con tali strumenti si intendono affermare.

Monete locali complementari ed Economia sociale e solidale 

Le monete locali complementari esprimono, infatti, i valori della cooperazione e della partecipazione, in una dimensione in cui ciascuno è portatore di potenzialità e di competenze, venendo concepite come progetti che implicano necessariamente una decisione ed una gestione condivisa. Esse sono, in tal senso, a pieno titolo ascrivibili al paradigma dell’Economia sociale e solidale, affermatosi, in particolare in Francia, come modo di fare impresa e di generare sviluppo economico attraverso la grammatica, appunto, delle relazioni sociali e dei doveri di solidarietà. Non casualmente, proprio in questo Paese, tra i più dinamici in Europa in materia di sistemi monetari alternativi, le stesse sono state riconosciute espressamente dalla recente legge quadro relativa all’économie sociale et solidaire.
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Regolamento beni comuni: il nuovo prototipo di Labsus

Regolamento beni comuni: il nuovo prototipo di Labsus


- 10 aprile 2017
Da quando il comune di Bologna ha approvato il Regolamento per la collaborazione tra amministrazione e cittadini per la gestione condivisa dei beni comuni urbani sono passati tre anni in cui Labsus, che ha partecipato alla sua stesura, si è impegnato per la sua diffusione e conoscenza, dando così la possibilità concreta ad altri comuni di adottarlo e di adattalo alle loro realtà. E’ stato un passaggio fondamentale che ha consentito a centinaia di comuni di avere un punto di riferimento per le proprie elaborazioni.
Ora, però, Labsus avverte l’esigenza di proporre un nuovo testo, un nuovo prototipo a cui i comuni possono far riferimento. Il ricorso a questo nuovo regolamento-tipo si deve a diverse ragioni. [leggi tutto su Labus]

• Prototipo di regolamento gestione beni comuni - Labsus (pdf)

Amministrazione condivisa dei beni comuni - Labsus

Convincerti che ti conviene prenderti cura dei luoghi in cui vivi, perché dalla qualità dei beni comuni materiali e immateriali dipende la qualità della tua vita.
Il tempo della delega è finito.
L’Italia ha bisogno di cittadini attivi, responsabili e solidali.