sabato 8 aprile 2017
Un’idea deliberativa della democrazia di Antonio Floridia
«“Democrazia deliberativa”, dunque, è una visione della democrazia che
fonda la legittimità democratica delle decisioni collettive non solo
sulla “legalità” delle procedure istituzionali, ma anche sulla
legittimazione che deriva da un processo pubblico e inclusivo di
formazione e trasformazione delle opinioni e dei giudizi dei cittadini.
La democrazia deliberativa si oppone dunque alle visioni “plebiscitarie”
e “tecnocratiche” della democrazia, ma anche alle ricorrenti illusioni
su un possibile ritorno alla democrazia “diretta”. La qualità di una
democrazia si fonda sulla possibilità che i cittadini si formino un
giudizio riflessivo, ponderato e informato, e che questo avvenga
attraverso un dialogo pubblico. Non basta fare “quel che dice o vuole la
gente”: occorre che ciò che i cittadini “vogliono” sia il frutto anche
di una trasformazione riflessiva delle loro opinioni immediate.»
• tratto da "Che cosa è più giusto per una comunità? Colloquio con Antonio Floridia sulla democrazia deliberativa"
[Antonio Floridia, Un’idea deliberativa della democrazia. Dirigente dell’Osservatorio elettorale e del settore “politiche per la partecipazione” della Regione Toscana]
• tratto da "Che cosa è più giusto per una comunità? Colloquio con Antonio Floridia sulla democrazia deliberativa"
[Antonio Floridia, Un’idea deliberativa della democrazia. Dirigente dell’Osservatorio elettorale e del settore “politiche per la partecipazione” della Regione Toscana]
venerdì 7 aprile 2017
Carta della Partecipazione
Carta della Partecipazione
AIP2 Italia, IAF Italia e l’Istituto Nazionale di Urbanistica, assieme a Cittadinanza Attiva Onlus, Italia Nostra Onlus e all’Associazione Nazionale Città Civili, promuovono la sottoscrizione della Carta della Partecipazione.
Statuto comunale e referendum
Statuto comunale e referendum
«Mentre l'ordinamento del 1990 prevedeva “referendum consultivi”, il T.u.e.l. del 2000 ammette la previsione, nello statuto, di referendum, senza indicarne e quindi limitarne la forma e le finalità: queste, infatti, sono stabilite dallo statuto [...]» *Implicitamente, sono ammessi anche i referendum consultivi, propositivi, deliberativi, abrogativi e costitutivi.**
* Tratto da CAPITOLO III - LA PARTECIPAZIONE POPOLARE (Prof. Andrea Piraino, Prof. Federico Tedeschini e Avv. Michele Damiani) in ANCI Statuti e regolamenti degli enti locali
** Ettore Rotelli, "Il referendum deliberativo comunale in Italia" in AMMINISTRARE a. XXIX, n. 2, agosto 1999
“il compito degli uomini di cultura è più che mai oggi quello di seminare dei dubbi,
non già di raccogliere certezze."
Norberto Bobbio in Politica e cultura (Einaudi, Torino, 1955) il bilancio partecipativo
Nella democrazia rappresentativa il potere di gestione della cosa pubblica è demandato agli Enti locali, alle Regioni e allo Stato, che si occupano di selezionare i vari interventi territoriali e di realizzarli lasciando per lo più estranei i cittadini verso cui quegli interventi sono rivolti.
La democrazia partecipativa-deliberativa (in particolare con lo strumento del bilancio partecipativo) si inserisce nel sistema della democrazia rappresentativa, senza sostituirlo ma integrandolo, consentendo ai cittadini di avere un ruolo diretto e un peso decisionale nel percorso di definizione delle politiche che influiscono sulla loro vita quotidiana.
Il bilancio comunale è lo strumento fondamentale con cui i Comuni gestiscono le risorse finanziarie pubbliche e collettive relative ai bisogni della comunità locale. Il bilancio comunale è uno strumento di difficile comprensione per chi non è addetto ai lavori e questa sua complessità non consente di verficarne la coerenza tra il programma elettorale presentato prima delle elezioni e le politiche effettive attivate dalla Giunta.
Ma non per questo può essere reso comprensibile e partecipato.
Con lo strumento del bilancio partecipato si riesce a coinvolgere la cittadinanza su temi, argomenti e scelte di interesse comune consentedo ai cittadini di poter decidere su come e dove destinare le risorse pubbliche.
La democrazia partecipativa-deliberativa (in particolare con lo strumento del bilancio partecipativo) si inserisce nel sistema della democrazia rappresentativa, senza sostituirlo ma integrandolo, consentendo ai cittadini di avere un ruolo diretto e un peso decisionale nel percorso di definizione delle politiche che influiscono sulla loro vita quotidiana.
Il bilancio comunale è lo strumento fondamentale con cui i Comuni gestiscono le risorse finanziarie pubbliche e collettive relative ai bisogni della comunità locale. Il bilancio comunale è uno strumento di difficile comprensione per chi non è addetto ai lavori e questa sua complessità non consente di verficarne la coerenza tra il programma elettorale presentato prima delle elezioni e le politiche effettive attivate dalla Giunta.
Ma non per questo può essere reso comprensibile e partecipato.
Con lo strumento del bilancio partecipato si riesce a coinvolgere la cittadinanza su temi, argomenti e scelte di interesse comune consentedo ai cittadini di poter decidere su come e dove destinare le risorse pubbliche.
Il Bilancio Partecipativo è una forma di partecipazione diretta dei cittadini alla vita politica della propria città, consistente nell’assegnare una quota di bilancio dell’Ente locale alla gestione diretta dei cittadini, che vengono così messi in grado di interagire e dialogare con le scelte delle Amministrazioni. […] Più che un bilancio partecipativo, “Bilancio in Comune!” è un progetto culturale che permetterà ai cittadini di sperimentare cosa significa amministrare un comune, proponendo, discutendo, ponderando e infine decidendo cosa è realmente importante per la città, da finanziare con le risorse di tutti. […] Gli obiettivi di “Bilancio in Comune!” Ricostruire le relazioni tra cittadini e tra i cittadini e l’amministrazione, aumentare la fiducia reciproca, creare comunità e migliorare insieme la città.[tratto da pd cormano - vedi anche https://www.cormanopartecipa.it/]
giovedì 6 aprile 2017
I tratti distintivi del processo Deliberativo
I tratti distintivi del processo Deliberativo secondo Lewanski sono:
1) uguaglianza: i partecipanti sono posti su una base di parità e la struttura all’interno della quale avviene l’interazione discorsiva mira, per quanto è possibile, a eliminare le asimmetrie di potere, che pure esistono fra i partecipanti, ad esempio in termini di conoscenze e di capacità. È escluso il ricorso al potere coercitivo; le interazioni discorsive si basano unicamente sulla forza persuasiva degli argomenti prodotti. Peraltro, se la teoria deliberativa sostiene che la DD può contribuire a ridurre le disuguaglianze sociali, alcuni temono all’opposto che le differenze nelle capacità di argomentazione possano andare a scapito degli strati emarginati della società; per questo motivo negli ultimi anni la teoria deliberativa ha rivalutato anche aneddoti e storie, spesso emotivamente cariche, che riportano esperienze personali, nonché gli interessi materiali dei partecipanti.
2) Deliberazione: l’interazione basata sullo scambio di argomenti e sull’attenta analisi dei possibili corsi d’azione implica una forte componente razionale e la ricerca delle scelte “migliori” e più efficaci. Fra l’altro, dovendo giustificare le proprie posizioni, l’interesse egoistico è in qualche misura compresso.
3) Dialogo: la deliberazione si basa sulla comunicazione interpersonale in forma di dialogo esplorativo. Dialogo significa “parola tra”, un flusso di significato che scorre tra persone. Non è quindi una conversazione qualsiasi, e tanto meno è un dibattito (che significa letteralmente “battere completamente”). Il dialogo è un’interazione discorsiva, in cui i partecipanti forniscono argomenti e ragioni a sostegno delle proprie posizioni, in un contesto di rispetto delle rispettive idee e posizioni (ascolto attivo). Il dialogo porta al rispetto e, in condizioni di conflittualità accesa, alla umanizzazione dell’altro; può chiarire differenze e incomprensioni, mettere in chiaro fatti, elaborare dilemmi etici.
4) Consenso: la deliberazione costituisce una forma di processo sociale i cui partecipanti possono modificare le proprie opinioni nel corso dell’interazione; un dialogo efficace può quindi portare alla trasformazione delle preferenze, o quanto meno alla comprensione delle ragioni altrui, e potenzialmente all’individuazione di scelte condivise.
5) Inclusione: tutte le voci della comunità debbono poter farsi sentire ed essere ascoltate. D’altra parte, tradurre in pratica questo principio si imbatte in un ostacolo: non è possibile far partecipare tutti i cittadini, neppure in una comunità di dimensioni ridotte, se si vuole che tra di loro avvenga un processo dialogico. Di fatto possono essere utilizzati due distinti approcci, che si possono etichettare per comodità come selezione rappresentativa e autoselezione. Nel primo caso si cerca di far partecipare al processo un campione casuale di cittadini che sia il più possibile rappresentativo della popolazione complessiva sotto il profilo socio-demografico (genere, età, area di residenza, ecc.). Nel secondo caso invece la partecipazione è aperta: chiunque sia interessato al tema può prendervi parte. È chiaro che seguendo questa seconda modalità parteciperanno i cittadini “attivi”, interessati cioè alla cosa pubblica, oppure alla specifica decisione; in ogni caso, i partecipanti sono rappresentativi solo di se stessi, il che va a detrimento della legittimità del processo e del suo esito. Viceversa, un campione rappresentativo (detto minipubblico) conferisce maggiore legittimità al processo e al suo esito, perché in grado di fornire l’opinione informata che maturerebbe l’intera popolazione se avesse la possibilità di partecipare.
6) Influenza: la partecipazione dialogico-deliberativa, per quanto democratica, non è un esercizio fine a se stesso: mira a esercitare un qualche grado di influenza sulle scelte. Prendiamo come riferimento la “scala della partecipazione” (www.iap2.org), composta da 5 “gradini”, dal più basso al più alto: informare, quando gli amministratori si limitano a fornire informazioni ai cittadini affinché abbiano una migliore comprensione di una questione; consultare, quando si dimostrano disponibili ad ascoltare e richiedono i commenti dei cittadini; coinvolgere, operare insieme ai cittadini, le cui opinioni sono tenute in qualche considerazione, ma senza impegno; cooperare, identificare e scegliere insieme ai cittadini tra diverse opzioni impegnandosi a tenerne conto; e capacitare (empower), cioè mettere in atto le scelte decise insieme. Su questo crescendo di partecipazione, il tratto distintivo della “influenza” si colloca sul gradino più alto dei processi, ovvero quello della co-decisione dei cittadini con le autorità, o quello dell’empowerment, in cui sono i partecipanti ad assumere le decisioni.
[Lewanski Rodolfo, La democrazia deliberativa in “Aggiornamenti Sociali”, (dicembre 2012), pp. 885-889]
Rodolfo Lewanski, La democrazia deliberativa - Nuovi orizzonti per la politica (in pdf), in Scuola di Formazione all’Impegno Sociale e Politico, Aggiornamenti Sociali 12 [2007] Studi e ricerche
tratto da 1.2.3 DEMOCRAZIA DELIBERATIVA (in pdf)
1) uguaglianza: i partecipanti sono posti su una base di parità e la struttura all’interno della quale avviene l’interazione discorsiva mira, per quanto è possibile, a eliminare le asimmetrie di potere, che pure esistono fra i partecipanti, ad esempio in termini di conoscenze e di capacità. È escluso il ricorso al potere coercitivo; le interazioni discorsive si basano unicamente sulla forza persuasiva degli argomenti prodotti. Peraltro, se la teoria deliberativa sostiene che la DD può contribuire a ridurre le disuguaglianze sociali, alcuni temono all’opposto che le differenze nelle capacità di argomentazione possano andare a scapito degli strati emarginati della società; per questo motivo negli ultimi anni la teoria deliberativa ha rivalutato anche aneddoti e storie, spesso emotivamente cariche, che riportano esperienze personali, nonché gli interessi materiali dei partecipanti.
2) Deliberazione: l’interazione basata sullo scambio di argomenti e sull’attenta analisi dei possibili corsi d’azione implica una forte componente razionale e la ricerca delle scelte “migliori” e più efficaci. Fra l’altro, dovendo giustificare le proprie posizioni, l’interesse egoistico è in qualche misura compresso.
3) Dialogo: la deliberazione si basa sulla comunicazione interpersonale in forma di dialogo esplorativo. Dialogo significa “parola tra”, un flusso di significato che scorre tra persone. Non è quindi una conversazione qualsiasi, e tanto meno è un dibattito (che significa letteralmente “battere completamente”). Il dialogo è un’interazione discorsiva, in cui i partecipanti forniscono argomenti e ragioni a sostegno delle proprie posizioni, in un contesto di rispetto delle rispettive idee e posizioni (ascolto attivo). Il dialogo porta al rispetto e, in condizioni di conflittualità accesa, alla umanizzazione dell’altro; può chiarire differenze e incomprensioni, mettere in chiaro fatti, elaborare dilemmi etici.
4) Consenso: la deliberazione costituisce una forma di processo sociale i cui partecipanti possono modificare le proprie opinioni nel corso dell’interazione; un dialogo efficace può quindi portare alla trasformazione delle preferenze, o quanto meno alla comprensione delle ragioni altrui, e potenzialmente all’individuazione di scelte condivise.
5) Inclusione: tutte le voci della comunità debbono poter farsi sentire ed essere ascoltate. D’altra parte, tradurre in pratica questo principio si imbatte in un ostacolo: non è possibile far partecipare tutti i cittadini, neppure in una comunità di dimensioni ridotte, se si vuole che tra di loro avvenga un processo dialogico. Di fatto possono essere utilizzati due distinti approcci, che si possono etichettare per comodità come selezione rappresentativa e autoselezione. Nel primo caso si cerca di far partecipare al processo un campione casuale di cittadini che sia il più possibile rappresentativo della popolazione complessiva sotto il profilo socio-demografico (genere, età, area di residenza, ecc.). Nel secondo caso invece la partecipazione è aperta: chiunque sia interessato al tema può prendervi parte. È chiaro che seguendo questa seconda modalità parteciperanno i cittadini “attivi”, interessati cioè alla cosa pubblica, oppure alla specifica decisione; in ogni caso, i partecipanti sono rappresentativi solo di se stessi, il che va a detrimento della legittimità del processo e del suo esito. Viceversa, un campione rappresentativo (detto minipubblico) conferisce maggiore legittimità al processo e al suo esito, perché in grado di fornire l’opinione informata che maturerebbe l’intera popolazione se avesse la possibilità di partecipare.
6) Influenza: la partecipazione dialogico-deliberativa, per quanto democratica, non è un esercizio fine a se stesso: mira a esercitare un qualche grado di influenza sulle scelte. Prendiamo come riferimento la “scala della partecipazione” (www.iap2.org), composta da 5 “gradini”, dal più basso al più alto: informare, quando gli amministratori si limitano a fornire informazioni ai cittadini affinché abbiano una migliore comprensione di una questione; consultare, quando si dimostrano disponibili ad ascoltare e richiedono i commenti dei cittadini; coinvolgere, operare insieme ai cittadini, le cui opinioni sono tenute in qualche considerazione, ma senza impegno; cooperare, identificare e scegliere insieme ai cittadini tra diverse opzioni impegnandosi a tenerne conto; e capacitare (empower), cioè mettere in atto le scelte decise insieme. Su questo crescendo di partecipazione, il tratto distintivo della “influenza” si colloca sul gradino più alto dei processi, ovvero quello della co-decisione dei cittadini con le autorità, o quello dell’empowerment, in cui sono i partecipanti ad assumere le decisioni.
[Lewanski Rodolfo, La democrazia deliberativa in “Aggiornamenti Sociali”, (dicembre 2012), pp. 885-889]
Rodolfo Lewanski, La democrazia deliberativa - Nuovi orizzonti per la politica (in pdf), in Scuola di Formazione all’Impegno Sociale e Politico, Aggiornamenti Sociali 12 [2007] Studi e ricerche
tratto da 1.2.3 DEMOCRAZIA DELIBERATIVA (in pdf)
potenzialità della democrazia deliberativa - Lewanski
La democrazia deliberativa secondo Rodolfo Lewanski, presidente dell’Associazione Italiana per la Partecipazione Pubblica e professore associato presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Bologna, possiede “notevoli potenzialità”, ovvero punti di forza, perché consente di:
a) accrescere la cultura civica, perché i processi deliberativi sono “scuole di democrazia” che sviluppano le capacità e le competenze di coloro che vi prendono parte;
b) produrre decisioni migliori, perché i soggetti interessati hanno a disposizione conoscenze più approfondite dei problemi e proposte efficaci in merito alle soluzioni;
c) giungere a scelte condivise perché sono i cittadini a definire in cosa consista l’interesse pubblico;
d) aumentare la legittimità delle decisioni, perché raggiunte con il coinvolgimento diretto delle comunità e accrescere la legittimità delle autorità che ricorrono a questo tipo di percorsi;
e) gestire i conflitti, riducendone l’intensità e trasformandoli in opportunità di produzione di scelte condivise.
[Lewanski Rodolfo, La democrazia deliberativa in “Aggiornamenti Sociali”, (dicembre 2012), pp. 885-889]
tratto da 1.2.3 DEMOCRAZIA DELIBERATIVA (in pdf)
a) accrescere la cultura civica, perché i processi deliberativi sono “scuole di democrazia” che sviluppano le capacità e le competenze di coloro che vi prendono parte;
b) produrre decisioni migliori, perché i soggetti interessati hanno a disposizione conoscenze più approfondite dei problemi e proposte efficaci in merito alle soluzioni;
c) giungere a scelte condivise perché sono i cittadini a definire in cosa consista l’interesse pubblico;
d) aumentare la legittimità delle decisioni, perché raggiunte con il coinvolgimento diretto delle comunità e accrescere la legittimità delle autorità che ricorrono a questo tipo di percorsi;
e) gestire i conflitti, riducendone l’intensità e trasformandoli in opportunità di produzione di scelte condivise.
[Lewanski Rodolfo, La democrazia deliberativa in “Aggiornamenti Sociali”, (dicembre 2012), pp. 885-889]
tratto da 1.2.3 DEMOCRAZIA DELIBERATIVA (in pdf)
amministrazione a più voci
amministrazione a più voci*
“I cittadini non partecipano più come qualche decennio fa. […] I partiti perdono sempre più la loro funzione di raccordo tra cittadini ed istituzioni e soffrono una crisi di consenso e di partecipazione. La crisi delle organizzazioni di rappresentanza […] si riflette in un crescente distacco delle istituzioni dai cittadini, indebolendone legittimità e capacità di governo. […] il minore tasso di partecipazione al voto […] e l’atteggiamento di critica nei confronti delle istituzioni non si traducono necessariamente in una minore attivazione generale dei cittadini, ma in uno spostamento del loro interesse, della loro passione, della loro energia, verso nuovi spazi e nuovi strumenti. Associazioni, movimenti, comitati, sempre più riescono ad intercettare le istanze partecipative, in particolare dei giovani, a scapito dei soggetti politici tradizionali. […]L’introduzione di dispositivi partecipativo-deliberativi su singoli temi permette di attrarre cittadini interessati sul tema specifico oggetto del processo ma che non sono interessati a prendere parte a discussioni politiche di ordine generale.
tratto da Luca Raffini, La democrazia deliberativa come risposta alla crisi della partecipazione? (scarica pdf)
* Bobbio, 2004 “A più voci. Amministrazioni pubbliche, imprese, associazioni e cittadini nei processi decisionali inclusivi" (scarica pdf), Edizioni scientifiche italiane, Napoli.
Partecipare a cosa?
“[...] si potrebbe definire quello della democrazia partecipativa un campo di sperimentazione di forme e procedure di riforma della democrazia volte a includere più strettamente ed efficacemente i cittadini nel processo politico, specialmente con riferimento alla formazione delle policy che investono direttamente le loro vite”
[Giovanni Moro (2009), “Partecipare a cosa? Per una riconsiderazione del nesso tra democrazia partecipativa e attivismo organizzato dei cittadini in Italia e in Europa” (scarica pdf), paper presentato al Convegno della Società italiana di Scienza Politica, Roma, Università LUISS, 18 settembre 2009]
[Giovanni Moro (2009), “Partecipare a cosa? Per una riconsiderazione del nesso tra democrazia partecipativa e attivismo organizzato dei cittadini in Italia e in Europa” (scarica pdf), paper presentato al Convegno della Società italiana di Scienza Politica, Roma, Università LUISS, 18 settembre 2009]
mercoledì 5 aprile 2017
Comuni Bilancio partecipativo
un breve elenco, non esaustivo, dei Comuni italiani che hanno adottato il Bilancio Partecipativo:
Bologna http://atti.comune.bologna.it/…/2fddc4ae37013f41c1257f72003…
Bollate
http://www.comune.bollate.mi.it/ita/1603/1/decidi-tu.htm
Desio
http://partecipa.comune.desio.mb.it/
Desio
http://partecipa.comune.desio.mb.it/
Pavia
http://www.comune.pv.it/site/home/articolo25441.html
http://www.comune.pv.it/site/home/articolo26187.html
Vicenza
http://www.comune.vicenza.it/…/de…/bilanciopartecipativo.php
Milano
http://www.comune.milano.it/…/bilancio_partecipativo_come_p…
Monza
http://www.monzapartecipa.it/
Ventimiglia
http://www.ilsecoloxix.it/…/ASlFxLcG-ventimiglia_progetti_r…
Vignola
http://www.paolomichelotto.it/blog/…/bilancio-partecipativo/
Monza
http://www.monzapartecipa.it/
Bologna http://atti.comune.bologna.it/…/2fddc4ae37013f41c1257f72003…
Bollate
http://www.comune.bollate.mi.it/ita/1603/1/decidi-tu.htm
Desio
http://partecipa.comune.desio.mb.it/
Desio
http://partecipa.comune.desio.mb.it/
Pavia
http://www.comune.pv.it/site/home/articolo25441.html
http://www.comune.pv.it/site/home/articolo26187.html
Vicenza
http://www.comune.vicenza.it/…/de…/bilanciopartecipativo.php
Milano
http://www.comune.milano.it/…/bilancio_partecipativo_come_p…
Monza
http://www.monzapartecipa.it/
Ventimiglia
http://www.ilsecoloxix.it/…/ASlFxLcG-ventimiglia_progetti_r…
Vignola
http://www.paolomichelotto.it/blog/…/bilancio-partecipativo/
Monza
http://www.monzapartecipa.it/
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